I primi a incominciare a muoversi, a cercare tracce della loro storia e di quella dei loro genitori sono proprio loro, i figli dei profughi ebrei, i bambini nati nel Campo n. 17 di Grugliasco o comunque giunti lì piccolissimi. Sulla base dei racconti, più o meno espliciti, o anche dei silenzi dei loro genitori scampati ai campi di sterminio nazisti e accolti a Grugliasco, tenendo tra le mani vecchie fotografie di famiglia scattate proprio nel Campo, qualcuno di loro già parecchi anni fa da oltre oceano si era rivolto alla Comunità Ebraica di Torino per avere notizie in merito al campo di Grugliasco. E’ stato così che Elena Ottolenghi Vita Finzi, membro della Comunità, si è presentata un giorno all’Archivio Storico della Città di Grugliasco per chiedere se esistesse documentazione concernente il campo U.N.R.R.A. n. 17, ed è così che è stato individuato un nucleo documentario molto importante, comprendente una serie consistente di certificati di nascita (dal 1946 al 1949) di bambini figli di profughi ebrei ospitati nel campo di Grugliasco, nonché una serie di attestazioni di buona condotta rilasciate a numerosi profughi dal nucleo di Carabinieri di servizio al Campo n.17 che sarebbero servite loro per le pratiche di emigrazione e l’ottenimento dei passaporti e visti d’ingresso. 

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Foto Alessandra Baldini 

Un ulteriore e importantissimo tassello alla storia che stava pian piano riemergendo è stato poi aggiunto da Sara Vinçon, che dietro indicazione della Comunità Ebraica ha consultato la documentazione conservata nell’Archivio Storico di Grugliasco nel corso della stesura  della sua tesi di laurea in Storia contemporanea vertente proprio sul Campo profughi di Grugliasco, e che nel 2009 ha pubblicato una rielaborazione di tale tesi con il titolo di “Vite in transito. Gli ebrei nel campo profughi di Grugliasco (1945-1949)”. Nel corso delle sue ricerche Sara Vinçon era entrata in contatto con la famiglia Rubinstein di Toronto, ebrei di origine ungherese, e in particolare con Judith e il figlio Robert (Eli), uno dei bambini nati nel Campo profughi n. 17 di Grugliasco. Madre e figlio erano già venuti nel 1994 a Grugliasco per rintracciare e vedere quella che era stata la sede del campo, ma solo un decennio più tardi Eli ha potuto ricevere una copia del suo certificato di nascita grugliaschese, conservato nell’Archivio storico comunale. Grazie quindi alla preziosa testimonianza diretta di Judith Rubinstein, raccolta da Sara Vinçon in un’intervista nel 2005 e poi riportata nel suo libro, e grazie al quadro storico complessivo nello stesso ricostruito, il Campo n. 17 di Grugliasco ha ricominciato a rivivere e a chiedere attenzione. Nel 2010 venivano pubblicate in Canada anche le memorie familiari di Robert (Eli) Rubinstein, con il titolo evocativo di  An italian renaissance. Choosing life in Canada, in cui viene raccontata la storia dei suoi genitori Judith e Bela, ma anche delle famiglie Hofstadter e Zimmerman che, insieme ai Rubinstein, avevano condiviso il periodo trascorso come profughi presso il campo di Grugliasco.

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Foto 6 Uno Degli Edifici L

Foto  Sara Vinçon

Poco dopo un’altra “bambina” di Grugliasco avrebbe contattato da Israele l’Archivio Storico comunale per avere tracce documentarie della sua nascita, come figlia di profughi ebrei, nel campo n. 17: Sara Guttman, anch’essa di origine ungherese, nata nel 1946 ed emigrata poi con la madre nel 1948 in Israele. Anche a Sara è stata fornita copia del suo certificato di nascita e, desiderosa di rivedere il luogo della sua nascita e della “rinascita” in particolare di sua madre, sopravvissuta ad Auschwitz, ha voluto chiudere il cerchio della sua storia ritornando nel 2012 a Grugliasco, accompagnata dal marito.

Foto 7 DP Camp N 17 Di Grugliasco Bambini Che Ricamano E Colorano Album Maggio 1947
Foto 8 DP Camp N 17 Di Grugliasco Madre Con Bambino Nel Giardino Del Campo Maggio 1947
Foto 9 DP Camp N 17 Di Grugliasco Madre Con Bambino Davanti A Indicazioni  Interne Al Campo

Foto archivi fotografici sito web del J.D.C. (Joint Distribution Committee) – New York

Altri fili che si annodano e altri tasselli che, quasi casualmente, si aggiungono: nel 2015 tramite Sara Vinçon veniamo messi in contatto con Alessandra Baldini, una giornalista italiana residente a New York, corrispondente per l’ONU, che nel corso di una visita a una mostra inaugurata presso il Palazzo di vetro per la celebrazione dei 70 anni di attività dell’Organizzazione mondiale era stata attratta da un documento esposto, tratto dagli archivi dell’ONU: una lettera scritta nel 1947 da un profugo ebreo di origine ungherese, Miklos Tannenbaum, mentre era ospitato presso il Campo profughi n. 17 di Grugliasco insieme alla moglie Anna (Anczi) e al figlio Peter, di cui allegava una fotografia alla lettera stessa.  Alessandra Baldini era riuscita a rintracciare e contattare Peter Tannenbaum, diventato professore universitario di matematica in California, e a pubblicarne un’intervista sul sito web italiano dell’ONU. Grazie ad Alessandra Baldini, non solo è stato possibile entrare in contatto diretto con un altro “bambino” di Grugliasco, ma anche acquisire dai fondi dell’U.N.R.R.A. conservati negli archivi dell’ONU tutta la documentazione concernente il Campo profughi n. 17 di Grugliasco, che permette di ricostruirne le vicende dal punto di vista dell’amministrazione.

Nell'aprile 2016 

 

Foto 11 DP Camp N 17 Di Grugliasco. Il Gelataio

Foto 1/3: Alessandra Baldini; foto 4/6: Sara Vinçon; foto 7/10: archivi fotografici sito web del J.D.C. (Joint Distribution Committee) – New York; foto 11: archivio Peter Tannenbaum